Repetita iuvant, etiam si nemo audit
15 AGO 20

Non si vuole prendere consapevolezza di quello che genera l’impianto costituzionale e istituzionale in vigore, non si vuole avvertire che “la forma” impone una strada obbligata nel suo realizzarsi in “sostanza”. Non esiste, sostenere il contrario è truffaldino, alcuna legge elettorale che, stante la forma della nostra “Repubblica parlamentare”, possa produrre la sostanza di un qualsiasi governo che possa governare nel senso proprio del verbo. Purtroppo il principio di realtà ci dice che nella situazione data non c’è politica, alta o bassa, grassa o magra, dei falchi o delle colombe che tenga. Qualsiasi cosa possa succedere sarà poi avvinghiata dalla “forma”. Naturalmente per i nostri trasversali e sepolcrali Pangloss, questo è “il migliore dei mondi possibili” perché esclude la strada di ogni intesa di governo extra le aree d’appartenenza. La sentenza Esposito è il coronamento del tutto. Parlare di riforme strutturali, inclusa quella della giustizia è un vacuo, stucchevole e ipocrita bla bla. D’altra parte il convento non passa altro.